Miele di Acacia

Caratteristiche organolettiche:
Stato fisico: generalmente liquido può presentarsi torbido per la presenza di cristalli senza tuttavia raggiungere una cristallizzazione completa
Colore: da bianco acqua a giallo paglierino chiaro
Sapore: molto dolce quasi stucchevole
Aroma: debole generico di miele vanigliato di confetto leggermente floreale, poco persistente

Note: il miele di acacia è frutto, per eccellenza, delle fioriture primaverili ed è generalmente la prima raccolta della stagione che può essere sfruttata dall’apicoltore e non dalle api per lo sviluppo dell’alveare. Nelle annate migliori ad inverno “corto”, altre fioriture precedenti contribuiscono a fornire nettare per meli precoci dal sapore delicato che giungono sulle nostre tavole (ciliegio, melo, ailanto) una sequenza che viene appunto chiusa dalla raccolta effettuata sulla robinia, poi seguono il castagno, il tiglio e la produzione melata danno luogo a mieli dai sapori decisi (le cosiddette fioriture estive) il nettare di robinia è un forte eccitante per le api, che riducono i lavori nell’alveare e la cura alla covata per concentrarsi in questa raccolta con un ritmo di lavoro frenetico che si verifica raramente nelle arnie.
Si accompagna il miele di acacia della Valtellina possiede una capacità dolcificante superiore a quella del saccarosio quindi può essere utilizzato nelle diete per ridurre l’apporto di zuccheri. Essendo dolcissimo e molto delicato sotto il profilo aromatico può trovare un’ampia possibilità di impiego. È consigliato l’abbinamento con i formaggi erborinati .

Ricetta consigliata: pecorino caldo al miele di robinia della Valtellina
Arrostire velocemente alla griglia molto calda alcune fette di pecorino classico, dallo spessore di circa un centimetro. Cospargere poi con miele di acacia della Valtellina e servire subito.

Zona di produzione: la robinia è una pianta infestante che tende ad occupare le aree abbandonate in particolare quelle vicine ai corsi d’acqua. Nel versante Retico, esposto a sud, questa pianta vegeta dal fondovalle fino alla quota di 1000 metri, nel versante Orobico, esposto a nord, è diffusa in piccole macchie boschive sui canoidi di deiezione dei torrenti o nelle primissime pendici, quasi come un’oriatura dei grandi boschi orobici. L’importanza apistica di questa pianta si interrompe alle spalle di Tirano, in corrispondenza dell’invaso di Sernio, procedendo verso Bormio la sua presenza si fa sporadica, di scarso rilievo per la produzione.